IN CORPI NUOVI

dalle Metamorfosi di Ovidio spettacolo poli-fonico itinerante nel paesaggio naturale
di Sista Bramini e Francesca Ferri con Silvia Balossi, Sista Bramini, Camilla Dell’Agnola, Maria Mazzei, Eva Paciulli, Evi Unterthiner
costumi di Fernanda Pessolano
musica composta e diretta da Francesca Ferri
regia di Sista Bramini

Lo spettacolo mette in scena alcuni celebri episodi del poema ovidiano, ponendo l’accento sul legame indissolubile che i miti archetipici hanno con la natura. Il luogo naturale diventa spazio scenico. Viene condiviso con gli spettatori e vissuto teatralmente come partner vivo e non come mero fondale scenografico. Nell’utopia concreta di O Thiasos TeatroNatura il mito continua – sia pur nel rituale vivente del teatro – a dialogare col vento, il mare, le colline, le rocce, le grotte, il bosco. La metamorfosi fa parte di un universo in cui mondi paralleli – il vegetale, l’animale, il minerale, il divino e l’umano – entrano l’uno nell’altro. Lo spettatore segue le scene camminando e sostando, gli si offrono paesaggi e prospettive che appaiono nate in quel momento, apposta per la vicenda evocata. A volte la scena si apre improvvisamente in lontananza, balza da dietro un cespuglio o alle spalle, così che tutto il luogo sembra pullulare di impreviste epifanie. 
Lo spettatore può sentirsi ‘cittadino greco’ che assiste, sullo sfondo della vicenda rappresentata, al tramonto reale o anche, incantato da un dio, può diventare parte di un gregge belante che si snoda nel paesaggio. Lo spettacolo si arricchisce e si qualifica anche per una scelta di creazione musicale originale che si connette all’origine del melodramma e al recitar cantando: omogeneità di stile che spazia tra cultura barocca e mondo tradizionale/popolare sia pure in una interpretazione tutta contemporanea. 

Voci e solo voci: madrigali, polifonie, cori e canti monodici di volta in volta interpretati danno voce e anima ai sentimenti e alle emozioni dei differenti personaggi.
Molti canti e polifonie dunque, ma anche lingue e cadenze dialettali differenti che insieme all’uso poetico dei trampoli, il lavoro sulla presenza scenica dell’attore, la notorietà delle vicende narrate e la qualità dell’ambientazione nella natura, fanno di questo spettacolo un evento di grande intensità.

«Volevo sottolineare che l’operazione di questo gruppo credo sia unica: abbiamo visto milioni di spettacoli in cui gli attori cantano, ma polifonicamente, insieme a cappella, è una specialità assoluta di TeatroNatura. Mi affascina il lavoro di TeatroNatura. Lo vedo come una delle ramificazioni della grande idea utopica del Gesamtkunstwerk wagneriano; a me sembra che questa ricerca di arte totale che per tanti modi è collegata alla décadence, a Wagner stesso (attraverso soprattutto i suoi esegeti, a cominciare da Appia), abbia portato anche a questo risultato, che secondo me sarebbe stato inimmaginabile senza quel grande sogno ottocentesco. Il rapporto del mito con la natura, che lì era evocato attraverso la musica, qui invece è direttamente percepito dai sensi dello spettatore, i cinque sensi (…).La cosa che più sorprende, credo, chi vede per la prima volta uno vostro spettacolo, è vedere l’attore lontano, l’attore inserito nel paesaggio che, perlomeno a me, richiama il paesaggio con figura manierista e barocco»

Michele Suozzo CONVERSAZIONE SU TEATRONATURA