Sul finire di un’adolescenza passata a cavallo tra i boschi dell’Appennino Emiliano, scopro il mondo del teatro e dopo vari laboratori, decisa a continuare, mi iscrivo al Dams di Bologna. Capisco allora che esistono infinite poetiche e visioni sconosciute e finalmente dopo qualche esame arrivano anche le possibilità di sperimentare il lavoro di allenamento dell’attore. Tra mille domande e movimenti interiori incontro il training di Domenico Castaldo, il canto vibratorio di Maud Robart e quello difonico di Tran Quang Hai. Poi fuori dall’università, nella grande vitalità che invadeva allora la città di Bologna mi appassiono profondamente alla preziosa ricerca teatrale sul clown di Andrè Casaca.

Dopo questi significativi incontri, alcuni più duraturi nel tempo, altri più fugaci, decido di partire, per la mia tesi. La meta era lontana e misteriosa, ma mi ‘chiamava’ veramente. Si tratta di partire per l’Asia Centrale, viaggio sognato a lungo. Giovanni Azzaroni, il mio professore, viaggiatore irriducibile, accoglie entusiasta la mia proposta e mi sprona alla ricerca. In quel viaggio scopro la Mongolia e Tuva, i suoi canti, la sua gente, i suoi rituali e i suoi paesaggi.

Tornata dalle steppe con una grande nostalgia di quelle vite radicate e selvagge e oramai laureata, Carla, mia compagna nel duo Le Strologhe, mi parla di O Thiasos, che ha seguito durante l’estate per la sua ricerca di tesi, dice che è nato un gruppo di ricerca teatrale nella natura, si chiama Alla ricerca del Genius Loci. Decido di andare!

Ricordo bene che, ascoltando le parole incarnate del racconto di Sista, durante il lavoro sul canto con Francesca, il training con Camilla, seguendo il passo sinuoso di Maria, poi sola nel letto del fiume Paglia, lavorando ad una azione, la nostalgia era sparita, ero partita di nuovo per un nuovo lungo viaggio..

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