«Ecco cosa mi succede in questi spettacoli nella natura: nonostante l’indubbia competenza artistica, provo un profondo sentimento di parità con gli attori perché, anche se con ruoli momentaneamente diversi, più lo spettacolo va avanti e più si fa chiaro che siamo entrambi, attori e spettatori, immersi in un mistero molto più grande di noi»
Una spettatrice

I progetti realizzati sono sempre frutto di incontri con persone e con luoghi. Si tratta di occasioni spesso preparate da tempo, risultati di reti collegate ad altre reti e ciò, lungi da togliere spessore all’incontro specifico, lo sostanzia di profondità e prospettive e gli dà un sapore che sa di destino. Il confronto tra tutte le persone che hanno lavorato con OThiasos TeatroNatura, con gli spettatori che abbiamo incontrato, gli artisti con cui abbiamo collaborato, anno dopo anno, ci ha aiutato ad affinare un teatro che osa farsi strumento per entrare in un ambiente vivo e, assumendosene le conseguenze, reinventare se stesso. Esiste un ritmo del paesaggio attraversato che il nostro lavoro intreccia al ritmo delle proposte teatrali, esistono pause silenziose in cui gli spettatori camminando ascoltano la vita che li circonda mentre in loro trova spazio la risonanza a quanto hanno appena assistito. Esiste una straordinaria possibilità di integrare mondo interno e mondo esterno. Si tratta perciò di affinare una drammaturgia percettiva in questo senso. Lavorare nella natura ci porta a uscire da schemi e confini culturali, come il vento che va dappertutto a impollinare luoghi diversi tra loro, ma simili nella capacità di accogliere un seme e farlo germogliare. Il seme di un mondo nuovo. “La natura ama nascondersi”, dicevano i presocratici, ma nello stesso tempo nulla più della natura incarna la vocazione a manifestarsi. Praticare un teatro a contatto con gli altri esseri viventi significa aver continuamente a che fare con questo paradosso che riguarda sì la natura, ma anche noi in quanto attori e attrici e in quanto parte della natura stessa.

«Uno dei miei autori preferiti che è James Hillman dice che il mito va raccontato per molte ragioni, non ultima perché agli dèi piace che si parli di loro, così vi assicuro che i luoghi naturali, quando si accorgono di essere da noi percepiti come luoghi d’anima, ci prendono gusto e trovano il loro modo per farcelo sapere».
Sista Bramini