«Che cos’è un uomo, che può conoscere i sistemi viventi e agire su di essi, e che cosa sono questi sistemi, che possono essere conosciuti? Le risposte a questo duplice enigma devono essere costruite intrecciando insieme la matematica, la storia naturale, l’estetica e anche la gioia di vivere e di amare»
Gregory Bateson

«Si trattava di proporre esperienze percettive, emotive, e di pensiero che ci mettessero di fronte all’aspetto inter connettivo e misterioso della realtà vivente con la quale era necessario riprendere a pulsare. Questa coscienza non poteva essere raggiunta con informazioni e ragionamenti etici, ma con esperienze partecipate e ripetute di bellezza, d’amore per il paesaggio, con scoperte di appartenenza e interdipendenza profonda, legami nutritivi reciproci tra noi e l’ambiente naturale».
«Questo teatro che fa a meno della tecnologia, niente luci, palchi, amplificazioni, ma lavora soprattutto sull’organicità degli attori e a una attenzione estrema al luogo naturale e ai suoi cambiamenti, ci fa sentire a ritmo con ipotesi culturali come quelli della decrescita felice. La nostra azione artistica vuole mettere l’accento su quanto si acquista, nella ‘povertà’ dell’allestimento, in ricchezza della percezione. “Se si puliscono le porte della percezione ogni cosa apparirà così com’è: immensa” diceva William Blake. C’è una ricchezza che non è fatta dagli oggetti, ma dal saper essere in ciò che ci è accanto e che a volte può rivelarsi forse più vicino a noi di noi stessi.
Una ricchezza che può rivelarsi solo in uno spazio d’attesa. Tra i commenti del pubblico ce n’è uno ricorrente: “Non sapevo che questo posto fosse così bello… Ci vengo sempre, ma non me ne ero mai accorto”».
O Thiasos TeatroNatura partecipa a progetti di ricerca in collaborazione con le Università italiane e con IRIS, Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità di Torino.