«… Mi sembrò che l’Arte potesse superare la fase di denuncia e sforzarsi di trasformare l’angoscia e la desolazione legate al senso di catastrofe che ci circondava, per esplorare nuove forme di speranza. L’Arte può darci il gusto anticipatore di un mondo sostenibile e nella visione di una nuova alleanza con la natura suscitare energie di trasformazione. A invocare e a cantare la natura erano state piuttosto la pittura e la poesia, era arrivato il momento del teatro che proprio in quanto arte performativa della presenza, arte dal vivo per eccellenza, veniva chiamato a esporsi a un confronto col vivente. Intanto diventavo ogni giorno più cosciente che non era più possibile immaginare una relazione interumana prescindendo da quella con la natura. Nonostante la grande fatica che imponeva al nostro sistema nervoso e fisico, questo teatro ci appassionava, ci innamorava e scopriva in noi risorse inaspettate».
Sista Bramini

 In un lavoro sistematico, condotto con Francesca Ferri compositrice e musicista, e con Maria Mazzei educatrice e attrice, cominciammo a individuare gli elementi centrali della poetica di O Thiasos sviluppandola attraverso gli spettacoli e i laboratori di ‘TeatroNatura come ricerca aperta’, condotti in tutta Italia: l’importanza del luogo naturale nella drammaturgia e nella regia; la metamorfosi di uno stesso spettacolo montato in spazi naturali diversi; la formazione di un attore flessibile al complesso incontro tra teatro natura e canto; il canto come elemento espressivo originale, come voce nuda; il mito come interrogativo e ricerca fertile tra passato e presente; la funzione del pubblico come testimone mobile e presente.