«Un fiume è l’acqua scintillante, le sponde deliziose, gli alberi sulle rive. Non mi riferisco a un fiume in particolare, ma alla natura comune di tutti i fiumi, alla loro bellezza, allo splendore delle loro anse, della corrente delle loro acque. Chiunque veda solo un determinato fiume è condizionato da una mente ristretta e banale. Al contrario la mente che percepisce il fiume come movimento, come acqua, senza correlarlo a una nazione, a un tempo, a un villaggio, riferendosi soltanto alla sua bellezza, è una mente che non si ferma al particolare».
Jiddu Krishnamurti, Sul vivere e sul morire

Una delle domande della nostra epoca è legata alla globalizzazione. L’omologazione del pensiero e dei prodotti ci allontana da un rapporto diretto di esperienza e conoscenza delle caratteristiche specifiche di un luogo, del suo genius, del suo sapore irriducibile. Così rinascono i bisogni del localismo, del folclore e dei prodotti doc, ecc. Dal punto di vista dell’indagine sulla percezione di un luogo naturale, due sono le domande che ci poniamo: come riacquistare attenzione e capacità di vedere, assaporando il contingente in un’esperienza di relazione viva, spesso perduta? Come imparare a stare nell’ascolto di quel fiume, quel bosco, quell’albero secolare, quell’orizzonte, al punto da entrare in relazione, attraverso di esso, con una dimensione ancora più profonda in grado di nutrire la psiche?
O Thiasos realizza progetti e performance in collaborazione con enti pubblici e istituzioni, attivando percorsi e processi creativi in rapporto con il territorio e le sue specificità culturali. Fra i progetti più recenti La Festa del Museo dell’olio della Sabina, promossa dalla Regione Lazio e dall’Università La Sapienza di Roma, Dipartimento Storia dell’Arte e Spettacolo.