«Sista Bramini, attrice e regista teatrale porta sulla scena le storie più belle della mitologia:
episodi diversi cuciti tra loro in un racconto unico. (…) L’autrice e interprete riesce a creare
un’atmosfera sospesa e presta corpo e voce a Vulcano, Ercole, Romolo e Remo che li usano
per raccontare la propria storia. Accompagnano la narrazione due musicisti del gruppo
Ludi Scenici, che utilizzano riproduzioni fedeli di strumenti musicali dell’antica Roma
per evocare il rumore del vento tra i rami, dell’acqua sulle pietre, il belare di un gregge di pecore
o il calpestio di una mandria di giumente. (…)
“Quando ho visto questo spettacolo sono rimasto incantato- racconta il celebre archeologo
Andrea Carandini- è l’esatta rappresentazione del mito che per vivere deve essere arricchito
e variato continuamente. Sista Bramini si ispira al mio libro, riconosco alcuni dettagli
negli angoletti della rappresentazione, che poi ricuce, arricchisce con pezzi nuovi
in modo raffinato. Solo così oggi si può raccontare la mitologia”. (…)
Con lei la recitazione lascia il posto al cantastorie di una volta.»
Silvia Testa CORRIERE DELLA SERA

«Dopo una lunga esperienza di teatro nei paesaggi naturali (parchi, riserve, grotte, fiumi…)
a base di una poetica selvaggia che s’è ispirata a Euripide, Ovidio e ai miti, il lavoro
di Bramini e Ferri si incentra stavolta sulla trance di Pentesilea. (…) E’ una tragedia del dire,
dove le cose più forti vengono riferite e la parola viene qui unita al canto-musica
che è piena di assonanze arcaiche, polifoniche e a tratti quasi wagneriane.»
Rodolfo di Giammarco LA REPUBBLICA

«Non un semplice spettacolo, ma un’azione teatrale che coinvolge direttamente
lo spettatore (….). Una narrazione per voce e viola (composizione di Camilla Dell’Agnola),
che racconta l’innamoramento del fiume Alfeo per il fiume Aretusa, la quale,
per sfuggire all’amante, s’ inabissò nella terra rispuntando come sorgente sacra
nell’isola di Ortigia. Mitologia e fiabe popolari, che appassionano i grandi e divertono i bambini.»
Domenico Nucera IL CORRIERE DELLA SERA

«Chi ha ascoltato domenica scorsa, prima tappa degli itinerari teatrali nel parco,
Sista Bramini evocare i miti d’acqua tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, accompagnata
dalla viola di Camilla Dell’Agnola, difficilmente scorderà l’emozione.»
Nico Garrone LA REPUBBLICA

«Nell’azione teatrale, la luce, l’ombra, l’arrivo improvviso del vento, la calma di un prato
assolato. Un modo per far rivivere anche la dacia di Tarusa, sfondo dell’ispirazione della Cvetaeva»
L. Ma.  CORRIERE DELLA SERA

«Volevo sottolineare che l’operazione di questo gruppo credo sia unica: abbiamo visto milioni
di spettacoli in cui gli attori cantano, ma polifonicamente, insieme a cappella, è una specialità
assoluta di TeatroNatura. Mi affascina il lavoro di TeatroNatura. Lo vedo come una
delle ramificazioni della grande idea utopica del Gesamtkunstwerk wagneriano; a me sembra
che questa ricerca di arte totale che per tanti modi è collegata alla décadence, a Wagner stesso
(attraverso soprattutto i suoi esegeti, a cominciare da Appia), abbia portato anche a questo
risultato, che secondo me sarebbe stato inimmaginabile senza quel grande sogno ottocentesco.
Il rapporto del mito con la natura, che lì era evocato attraverso la musica, qui invece è
direttamente percepito dai sensi dello spettatore, i cinque sensi… perché c’è anche l’olfatto, qui è
molto importante… il tatto: quello che si tocca quando ci si siede… ieri anche il gusto: venivano
offerti dei tarallini… alle pecore (cioè a noi spettatori trasformati in pecore!). Quello che volevo
aggiungere riguardo all’idea del ‘teatro ricercato’ e al ‘teatro trovato’ è che secondo me questo
è un teatro destinato e condannato ad una perenne ricerca nel senso, come in tutte
le grandi utopie, sarà sempre affannosamente alla ricerca di una soluzione. Per me è stato
molto interessante lo studio su Metamorfosi che è lo spettacolo che ho visto più volte,
in diverse sedi. Per la prima volta l’anno scorso ho visto uno spettacolo di Sista, di TeatroNatura,
in sedi diverse e ho potuto comparare e vedere come cambiava (…).
Ogni spettacolo di TeatroNatura non può essere uno spettacolo finito, completo, perfetto
come era la grande… ‘ricerca’ di Stanislavski in cui poi lo spettacolo doveva essere fissato
in ogni dettaglio. Nel TeatroNatura c’è il vento, ci può essere un volo di uccelli, una nuvola
e poi soprattutto ci sono i luoghi naturali sempre differenti che spesso incalzano lo spettacolo,
lo costringono a un perpetuo mutarsi (…). Quando ho visto la vostra Ifigenia in Tauride ho detto:
questa è la più perfetta, credo, ricostruzione dello spirito della tragedia greca.
Per come è stata fatta, cioè con gli attori di un unico sesso, la natura e la musica e il gesto
portato a questi onori… non avevo mai visto, questi elementi portati a tanta evidenza come
nell’ Ifigenia di TeatroNatura e quelli che sono i riferimenti direi anche rinascimentali e barocchi
che abbiamo visto ieri con molta evidenza: il recupero della tradizione italiana della commedia
dell’arte e poi rinascimentale. Ho notato nella musica di Francesca, molto più che negli altri
spettacoli, il richiamo al madrigale… il rinascimento ha avuto con il mito un legame così forte
e barocco! Perché anche barocche sono le immagini di TeatroNatura. La cosa che più sorprende,
credo chi vede per la prima volta uno vostro spettacolo, è vedere l’attore lontano, l’attore inserito
nel paesaggio che, perlomeno a me, richiama il paesaggio con figura manierista e barocco.»
Michele Suozzo CONVERSAZIONE SU TEATRONATURA

«Teatro da vivere con la mente ma anche con il corpo, nel quale sentirsi spettatori ma anche
protagonisti. Esplorando al seguito degli attori, come in una missione segreta, i luoghi
misteriosamente significativi della realtà. E’ quello che propone O Thiasos TeatroNatura:
una formazione di sole donne, nata intorno alla Casa-laboratorio di Cenci (Tr) che persegue
da oltre dieci anni una rigorosa, quanto affascinante, ricerca sull’ecologia del teatro. Lo loro
è un’esperieza fra le più avanzate a livello europeo in questo campo. Recupera infatti una serie
di spunti che vanno dal teatro povero di Grotowski, il maestro polacco che ha portato in Italia
la teoria della performance, alla filosofia batesoniana del gioco, della mutazione
del punto di vista, delle cornici.»
Marco Fratoddi LA NUOVA ECOLOGIA

«Ci tengo a parlarne perché è un’esperienza diversa da quelle consuete… È un gruppo di donne
che lavora da tempo nel cercare di far scoprire allo spettatore sensazioni e emozioni, scoprire
letteralmente dei paesaggi attraverso un teatro ambientato direttamente nei boschi.
È un teatro fatto di camminare insieme, di calpestare la natura, di sentire i rumori:
il bosco diventa l’elemento scenico più forte… Ci sono le leggende nordiche, c’è la tragedia greca,
perché sono un po’ Baccanti loro e un po’ Antigone…»
Gianfranco Capitta RADIORAI MATTINO TRE

«Come pellegrini di un tempo remoto, ci si incammina nel fitto del bosco alla ricerca di echi
inconsueti, guidati verso il verde Graal da tre donne ‘selvatiche’ … le suggestioni, grazie a canto,
natura d’intorno e balli nel verde, non mancano. Come la scena alla fonte, vero paesaggio
recuperato dalle fiabe o la sorta di sabba nel bosco apice dionisiaco di Sorores Ludi.»
Rossella Battisti TIME OUT

«In questo palcoscenico infinito i personaggi, che parevano avere il dono dell’ubiquità,
si perdevano e si incontravano con perfetta sincronia, inseguendo lo spettatore o aspettandolo
al varco, circondandolo di voci, di canti lontani o vicini, improvvisamente mostrandosi in cima
ad un albero, o sprofondando fra le siepi, con il tempo scandito dal percorso del sole.
Se, parlando di religiosità nei confronti della natura ci si aspettasse di vedere qualcosa di ieratico,
si sarebbe fuori strada perché, al contrario, lo spettacolo era ricco di gestualità fantasiosa
e di gioco e la sensazione di una storia senza tempo e luogo è stata raggiunta.»
Gianna Gelmetti SIPARIO

«La regista Sista Bramini ha offerto un coinvolgimento fuori dell’ordinario, traendo
dall’universo femminile sfumature che sembrano appartenere a Beckett da sempre.»
Michele Sancisi IL MESSAGGERO

«Man mano che il racconto, avvincente come un racconto o un film d’avventure arriva
al suo cuore d’ombra, le luci del tramonto calano e si entra in una notte illuminata da fuochi
oracolari. Insomma, un gran bel teatro di narrazione e un rito laico emozionante per gli spettatori»
Nico Garrone LA REPUBBLICA

«Entrare in un bosco di sera, un’emozione unica oltre che rara. Immersi è la parola giusta.
Le tre attrici di O Thiasos di Roma, con la straordinaria Sista Bramini, narratrice affabulante,
conducono gli spettatori in questo esempio concreto di teatro da bosco. (…) L’applauso, intenso
e liberatorio, arriva solo nell’area parcheggio, al ritorno. L’emozione finisce, ma resta il ricordo
di un momento di teatro vero, che ha cose da dire e da trasmettere.»
Sergio Miravalle LA STAMPA

«Alle parole del racconto (…) si mescolavano la percezione del vento, dei rumori e suoni
del bosco.I personaggi evocati dalla narrazione accompagnata da suggestivi canti polifonici
della tradizione orale mediterranea prendevano le sembianze della ombre vaghe e mutevoli
che l’ora ambigua tra il giorno e la notte immanchevolmente suggeriva a ciascuno degli spettatori.
Significativo lavoro (…) offerto da una pregevole narratrice Sista Bramini e dalle altre interpreti
Francesca Ferri e Maria Mazzei, che hanno sottolineato l’eterno mito e mistero della natura.»
Lucia Munaro IL MATTINO

“Ora Pentesilea ora Ulisse, ora vergine non ancora in armi, ora vedetta greca, ora Achille,
una bravissima Sista Bramini ha mostrato la crudeltà, il terrore, la passione sconvolgente.
Mentre calava la sera, trasformando le luci e i suoni del bosco, prendevano vita le immagini
di battaglie violente, i rumori delle armature e degli zoccoli di migliaia di cavalli al galoppo.»
Stefania Marra AVVENIMENTI

«Seduti su alcune panche o su balle di fieno tra le zolle di terra ancora umide di pioggia,
girando circolarmente intorno alla quercia nel corso dei due atti come nella ripetizione
di un rito speculare, mentre il sole ancora alto del pomeriggio scendeva, possiamo testimoniare
di un Beckett molto fisico, dove ad esempio, il gioco delle scarpe messe e levate dai piedi
infangati di Gogò acquistava una corposità terragna, contadina. Mentre certi tentativi di fuga
per i campi o l’allontanamento di Pozzo e del suo schiavo Lucky che scomparivano quasi ingoiati
dalla terra arata, possedevano una strana visionarietà surreale, bunueliana.»
Nico Garrone LA REPUBBLICA

«Si ritrova con stupore la bellezza e sonorità della voce viva, vera, mescolata a quella
delle cicale. (…) Allieva della cantante e ricercatrice Giovanna Marini, Francesca Ferri
ha afferrato la staffetta e ha proseguito in questo paziente lavoro, iniziato molti anni fa
da Ernesto de Martino e poi da Diego Carpitella, per conservare, tramandare, salvare
questo sontuoso patrimonio musicale così differenziato da regione a regione, con ritmi
perduti, armonizzazioni complesse, dove non c’è niente di carino, dove spesso irrompono
dissonanze e repentine discese o salite di tonalità. (…) Questo gruppo di giovani donne
che da anni tenacemente persegue il non facile scopo di mettere in contatto il pubblico
con ricchezze arcaiche come alberi, ruscelli, grilli, sole e vento, sta cercando di renderlo
meno sordo alle proprie radici culturali.»
Gianna Gelmetti SIPARIO

«L’azione scenica raffinata, l’armonia, le tante lingue usate in All’arie all’arie hanno formato
una sorta di sorprendente viaggio a ritroso nel tempo. Ma ancor più inattesi sono stati
l’affiatamento musicale e la peculiarità di ogni singola voce»
Angelica Turno LA NUOVA SARDEGNA

«Un pubblico eterogeneo, dai bambini ai loro genitori ad alcuni nonni anche, va incontro
in rispettoso silenzio e in assoluta concentrazione, a quello che promette, dal primo momento,
di essere un viaggio iniziatico, un percorso in cui lo spettatore si troverà coinvolto in un tripudio
di sensazioni e percezioni, da quelle olfattive -di incensi bruciati, macchia mediterranea
e menta- a quelle sonore, fra la risacca del mare sugli scogli e le straordinarie capacità
di canto delle cinque attrici.»
Raffaella Venturi L’UNIONE SARDA

«Indovinata e inusuale l’ambientazione a Monte Pellegrino: nonostante l’area sia accidentata
e piuttosto ampia, Ifigenia in Tauride riesce a offrire un impressione di netta compattezza
che amplifica se possibile, questa rapporto con gli elementi naturali, punto di forza
della compagnia. L’ambiente è rispettato all’estremo e la spettacolarizzazione
degli elementi raggiunge l’apice nella parte finale, al tramonto ( l’uso del tempo è fondamentale),
illuminato da tante fiammelle.»
Simonetta Trovato GIORNALE DI SICILIA

«Sul tema quasi proustiano di un piccolo mondo femminile prossimo a svanire nel balbettio
dei ricordi perduti e delle sensazioni adolescenziali troncate, il lavoro assorbiva attimo per attimo
i mutamenti e i nutrimenti terrestri delle luci a cavallo tra la fine del giorno e l’inizio della notte.»
Nico Garrone LA REPUBBLICA

«La giovane si china come se stesse per spiccare un salto, poi annusa il vento, come per cercare
una traccia, e per un attimo resta completamente immobile nell’erba. L’attrice si sposta
poi scivolando morbidamente lungo la radice di un albero, su un sentiero sottostante,
quasi invisibile. Venti persone la seguono. Si medita intorno ad una pozza d’acqua tra le pietre,
riempita dalla gorgogliante sorgente; si sosta sotto una sporgenza rocciosa da cui schizzano
spruzzi di spuma; i movimenti ricordano quelli di un culto; Sista con i capelli sciolti, scivola
alla deriva come Ofelia, il suo collega Pietro danza nell’acqua.»
Valeska von Roques DER SPIEGEL