L’oralità sulla scena, Università l’Orientale di Napoli

3 - 4 ottobre 2013

Sala Conferenze, Palazzo Du Mesnil, via Chiatamone 61/62, Napoli 
ore 9.oo

Graduate Conference:
Adattamenti e transcodificazioni 
dal racconto orale al linguaggio del teatro 

Università degli Studi di Napoli, l’Orientale, Dottorato di ricerca in Letterature Comparate, Dottorato di ricerca in Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo 

leggi qui il programma completo del convegno

  • 4 ottobre ore 12.20
    Intervento di Maia Giacobbe Borelli (Università di Roma “La Sapienza”)
    Non c’è niente di più simile ad un fiume che un racconto: mito e narrazione negli spettacoli di Sista Bramini, O Thiasos TeatroNatura

Quale differenza tra narratore e attore nel modo di porgere la parola? Il racconto di un mito, evento di cui si è interlocutori diretti, non è il monologo dell’attore, che presenta una vicenda mitica aldilà di una quarta parete. L’attore prova e riprova senza pubblico: quando tutto è pronto, si apre allo sguardo dello spettatore.

La sua azione è lo strumento attraverso la quale si libera un suono pieno di corpo. Il narratore non fa prove, ha un repertorio di parole pronto all’incontro con chi ascolterà. È un burattinaio che tiene tutti i fili, tutti i personaggi, ma anche il punto di vista di chi li guarda. Non più individuo, ecco che si moltiplica. L’ascoltatore è parte integrante della narrazione: nessun racconto senza interlocutori, le parole stimolano la visione di un mondo vivo. Nella narrazione del mito, il suono è lo strumento evocatore di un mondo simile al sogno, un’esperienza di realtà non ordinaria. Il mito non è solo un racconto: ri-accade ogni volta. Questo mi racconta Sista Bramini, che da vent’anni narra le storie dalle Metamorfosi di Ovidio negli spazi aperti dei parchi e delle campagne italiane. Il mito per lei rimanda a un mondo di suoni e visioni, che sente e vede anche intorno a lei. Immaginare insieme è la forza dell’esperienza proposta dalla musicalità ed energia incantatoria delle parole del mito. Perché «le parole non sono le educate contorsioni dell’inchiostro del tipografo, sono vive», dice Beckett. E Artaud afferma: «Tutti i Grandi Miti del Passato dissimulano delle forze pure. Essi non sono stati inventati che per far durare e manifestare queste forze». Il racconto di un mito porta ad incontrare le grandi forze della natura…

Maia Giacobbe Borelli ha conseguito i titoli di Dottorato di Ricerca in Tecnologie Digitali della Ricerca sullo Spettacolo  e in Etnologia – Scienze Sociali. Ambiti di ricerca: corpo e teatro, in relazione alle nuove tecnologie digitali. È collaboratrice del Centro Teatro Ateneo presso l’Università di Roma La Sapienza nell’ambito del progetto di ricerca ECLAP, European Collected Library for the Artistic Performance.


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