Il TeatroNatura di O Thiasos al Festival del Camminare di Bolzano

 

di Marina Valenti

 

Danzò Danzò, O Thiasos TeatroNatura, Festival del Camminare di Bolzano 2012. Foto di Luciano Casagrande

 

Il Colle di Bolzano, luogo simbolo della sensibilità ecologica della città, si è rivelato nonostante il freddo il miglior luogo per rappresentare i due spettacoli di O Thiasos TeatroNatura: Danzò Danzò, fiabe sul femminile selvaggio e Miti d’Acqua, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, proposti dal Festival del Camminare di Bolzano (20-22 aprile 2012). La compagnia teatrale romana, diretta da Sista Bramini, che nella propria ricerca artistica indaga da più di vent’anni la relazione fra arte drammatica e coscienza ecologica, tra tecnica teatrale e ambiente naturale, ha rappresentato il primo spettacolo itinerante nel bosco dal tramonto al buio. Il percorso narrativo si è concluso dopo più di due ore di teatro nel paesaggio, in un intreccio di cinque fiabe tradizionali – tratte dal famoso saggio “Donne che corrono con i lupi”, della psicoanalista junghiana Clarissa Pinkola Estés - rielaborate e interpretate dalle attrici di O Thiasos, con la musica originale di Francesca Ferri e la regia di Sista Bramini. Gli spettatori hanno alternato spostamenti a piedi, camminando, a momenti di sosta, seduti sull’erba o fra le foglie secche. Un’esperienza che ha suscitato una profonda partecipazione, stupore e divertimento, in una graduale immersione del pubblico nella notte. O Thiasos con i suoi spettacoli ci fa entrare nel paesaggio, ci fa sentire parte integrante e in sintonia con ciò che vive intorno a noi, creando una relazione viva fra attrici, pubblico, narrazione teatrale e luoghi naturali.

 Alle 19,00 il pubblico convocato presso la stazione a monte della funivia del Colle è stato accolto dalla regista Sista Bramini, che dopo aver spiegato brevemente le caratteristiche di uno spettacolo di TeatroNatura, secondo la pratica artistica della compagnia O Thiasos, ha guidato personalmente i suoi ospiti in un inedito viaggio teatrale, a piedi, in silenzio. “Si tratta di ricercare una sorta di collaborazione artistica con i luoghi” – ha detto la stessa Bramini – in un rapporto fecondo di stimoli e riflessi, che ci parlano di un’appartenenza dimenticata, della necessità di una scelta consapevole nel nostro rapporto con la natura.

 All’improvviso un raggio di sole sbuca da una nuvola, illumina Camilla Dell’Agnola (la bambina di Scarpette Rosse di Andersen) con le sue scarpette rosse ai piedi, che danza gioiosa a braccia aperte e risponde ai richiami di un cuculo nel bosco; una carrozza immaginaria condotta da Veronica Pavani e Silvia Giorgi, un’anziana signora mezza cieca con il suo fedele maggiordomo, compare a suon di armonica e, un po’ sgangherata, scendendo giù per il pendio entra in scena; Carla Taglietti sopraggiunge nelle vesti di un calzolaio vestito di rosso che, con un sacco di scarpe e di storie racchiuse in un antico tappeto portato in spalla,  come una vampata di fuoco  scioglie per un attimo il gelo che sta avvolgendo la bambina, ora seduta a piedi nudi, di fronte al proprio destino. Sonia Montanaro e Valentina Turrini compaiono sole, per ultime, prima una (Nina) e poi l’altra (Nives), entrambe col volto intriso di memoria e con una capacità di raccontare a tratti esilarante, ma che non affievolisce la tensione drammatica dello spettacolo che si fa musica e danza macabra, poesia, mentre il pubblico segue in cammino. All’uscita dal bosco soltanto qualche lumicino nel grande prato trasformatosi in un cimitero notturno, dove l’ombra non oscura le azioni, ma le rende più immediate e più dense. Verso la fine il sentiero conduce più a valle e prepara lo stato d’animo degli spettatori ad accogliere l’ultima misteriosa scena.

 Non è facile spiegare un’esperienza, raccontare il lento trascolorare della luce al tramonto, l’impatto emotivo alla vista di un prato, di una montagna, l’atmosfera di un bosco. Quando l’eco di una voce umana o il canto di un uccello risuonano in una valle sembra che tutto intorno sia in attesa, in silenzio, in ascolto. Allo stesso modo possiamo predisporci a partecipare a uno spettacolo di O Thiasos TeatroNatura in cui alla qualità artistica della rappresentazione concorrono la vitalità, la qualità estetica e sonora del paesaggio.

Occorre presenza, attenzione, consapevolezza fra mondo interno e mondo esterno. Così la voce delle attrici si modula secondo il variare della temperatura, il freddo e la risonanza acustica del paesaggio. Nel training che precede la rappresentazione i piedi si allenano a camminare nudi scrutando il terreno e imparano a riconoscerlo. Si aprono possibilità di dialogo fra essere umano e paesaggio, come in uno sguardo reciproco, una danza di aderenze e leggerezza.

Fra energia e ritmo, pause e silenzi, anche il passo del pubblico piano piano si adatta al respiro, al sentiero che varia: erba, roccia, fogliame. In un ambiente più ‘naturale e protetto’, la percezione dei nostri sensi può amplificarsi, mentre la scena urbana ‘inquinata’ dalle luci artificiali, dal rumorio della città e dai clacson delle automobili tende ad atrofizzare i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro passo. Per questo il silenzio negli spettacoli di O Thiasos diviene condizione essenziale per la riuscita di questo tipo di teatro che non si avvale di microfoni, amplificazioni e luci artificiali.

 scheda

Miti d’Acqua, O Thiasos TeatroNatura.Da sinistra: Camilla Dell’Agnola e Sista Bramini. Foto di Francecso Galli

 

“C’è stato un tempo in cui l’umanità, nel viaggio che l’allontanava dalla natura – la casa originaria - ancora si sentiva parte di essa; era l’epoca in cui il dialogo con le rocce, gli alberi, i cervi, i fiumi, le grotte era ancora vivo e vive erano le reazioni, le domande sul senso di questo nostro essere immersi in un mondo naturale di tanta struggente bellezza….”

(da Miti d’Acqua, Sista Bramini)

 

Alle 22 e 30, nella sua veste di autrice e attrice, Sista Bramini ha interpretato Miti d’Acqua. Un’intensa narrazione ‘voce e corpo’ accompagnata dai canti e dalle voci ‘mimetiche’ di Camilla Dell’Agnola alla viola. Tre miti classici tratti dalle Metamorfosi di Ovidio hanno ricreato nell’intimità dell’antico maso Uhl, sul Colle di Bolzano, la presenza viva del mondo naturale evocato, caratteristica degli spettacoli di O Thiasos rappresentati all’aperto.

 

Camminare è ben-essere

Recentemente il prof. Luciano Mariti (Università La Sapienza di Roma), in un convegno dedicato al dialogo fra teatro e neuroscienze, ha affermato che “il momento presente è la forma di vitalità per eccellenza” e “la qualità della vita, come la qualità del teatro, dipende da questi momenti, che a volte consistono nel rompere un habitus”(IV Convegno Internazionale “Dialoghi fra Teatro e Neuroscienze”, Sapienza Università di Roma, 11-13 aprile 2012). Quando ci fa esperire il presente la qualità del camminare ci può portare ad una nuova consapevolezza del nostro esserci.

Luca Gianotti, direttore artistico del festival, ha voluto sottolineare il valore del camminare attraverso l’intreccio dialogante di diverse pratiche di ricerca, linguaggi e interpretazioni. Questa importante ‘iniziativa, sostenuta e promossa dal Comune di Bolzano e dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano, ha offerto a residenti e turisti un fitto programma di proposte rivolte a adulti e bambini, momenti d’incontro e di approfondimento, all’insegna del camminare come ben-essere, come pratica per una buona relazione con sé, gli altri, la vita e, inevitabilmente, con la natura. Riferendosi al motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) Alexander Langer, citato all’inaugurazione dall’assessore Patrizia Trincanato, diceva: “Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario: lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso”.

Sono molte le connessioni che possiamo fare attraverso l’esperienza del camminare, da Oriente a Occidente, dal passato al presente, il valore del camminare si compie nella condivisione dei suoi molteplici significati. Questa prima edizione del Festival del Camminare di Bolzano ha fatto incontrare diversi percorsi di ricerca con ‘bisogni umani’ che appaiono essenziali al nostro benessere: “rientrare nel ritmo della natura camminando … scoprire l’interdipendenza… sapere di appartenere alla terra…attraverso una relazione di sopravvivenza, fratellanza e solidarietà” (Marcello Longhi, frate francescano dell’esperienza Goum); “camminare come ritornare a casa per ritrovare il calore, la comprensione, la luce, la chiarezza, la capacità di trasformare… stare nella natura per ritrovare l’universo, il silenzio, il rispetto, la montagna, il sacro… sentire che sta respirando il passo… lasciarsi nutrire” (Adriana Rocco, maestro zen). Il camminare unisce, come insegnano le millenarie pratiche yoga e le tradizioni dei pellegrinaggi religiosi, “è’ un tirocinio della coscienza che ci insegna come imparare a morire… perché in un processo spirituale non muore mai nulla” (Italo Bortolasi, insegnante watsu). Camminare alla ricerca di una presenza più consapevole in questo mondo come ogni processo di trasformazione è fatica, ma può rivelarsi prezioso guadagno per chi si apre all’opportunità di superare i propri limiti, liberandosi da quell’immobilità nella quale, spesso, stazioniamo troppo a lungo.

Nell’ultima scena di Danzò Danzò, La Loba (rielaborazione della tradizionale fiaba sudamericana tratta dal libro di Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono con i lupi”), interpretata dall’attrice e cantante Camilla Dell’Agnola, riacquista la capacità di camminare e di vivere . Le poche fiammelle a terra illuminano i suoi piedi che si rincarnano, mentre il volto appare trasfigurato nell’elevarsi del coro dei canti polifonici originali composti da Francesca Ferri, in un’atmosfera quasi iniziatica. Il TeatroNatura di Sista Bramini è una ricerca artistica e umana, un incontro profondo con gli elementi naturali che ci insegna a tornare a noi, come in un lento ritorno a casa, attraverso il bosco di notte, in silenzio, più vivi.

O Thiasos oltre a proporre spettacoli itineranti nei luoghi naturali e spettacoli di narrazione in sale e teatri, conduce laboratori in tutta Italia, collabora a progetti e ricerche con scuole e università, enti e istituzioni locali. Ha condiviso e accolto con piacere l’invito del Festival del Camminare di Bolzano a ricercare una relazione più viva con se stessi e con il vivente che ci circonda.

 

 

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