FUCINA ARTESELLA- FUCINA MADRE

28 luglio 2012

Progetto a cura di Mario Brunello con Sista Bramini, Marco Rizzi, Danilo Rossi, Marina Bartoli, Razek Francois Bitar, Alberto Allegrezza. 
Fucina Arte Sella è un’“officina della creatività” sostenuta e custodita da Emanuele Montibeller direttore artistico di Artesella, l’originale progetto internazionali di arte contemporanea in natura della Val di Sella (TN) che vanta come direttore musicale Mario Brunello

 Foto di Giacomo Bianchi

Fucina Arte Sella – Fucina Madre quest’estate ha affidato a Sista Bramini l’ideazione di un’elaborazione drammaturgica ispirata ai miti dedicati alla figura archetipica della madre. Uno spettacolo-concerto in cui la narrazione ha dialogato con gli strumenti di Danilo Rossi, Mario Brunello, Marco Rizzi e le voci di Marina Bartoli, Razek Francois Bitar, Alberto Allegrezza sulle note dello Stabat Mater nella versione realizzata nel 1985 dal compositore estone Arvo Pärt. Sette artisti di alto livello in dialogo, una fucina di creatività, un’ esperienza professionale e umana unica.

Foto di Giacomo Bianchi

I greci antichi per dire ‘esseri umani’ dicevano ‘i mortali’  perché è proprio il morire che ci fa umani

C’è un’ opera a cui i greci, al culmine dello splendore della loro civiltà,  vollero affidare l’essenza della loro idea di bellezza a Fidia. Sul trono su cui era seduta la statua di Zeus a Olimpia vollero che il loro massimo scultore creasse la scena in cui meglio potesse essere ritratta la bellezza degli esseri umani. Fidia scolpì la morte dei figli e delle figlie di Niobe. “Latona e Niobe un tempo erano buone amiche…” – così canta Saffo in un suo frammento poetico. Ma dal mito sappiamo che le due amiche  quel giorno vennero a litigio e il motivo, secondo la tradizione, era nel numero dei figli. Niobe aveva 14 figli, mentre Latona solo due: ma erano Apollo e Artemide,  infallibili arcieri, i gemelli divini. Li aveva avuti da Zeus ma,  per nasconderli alla gelosia di Era, li aveva partoriti in segreto.  Niobe invece aveva  sette maschi e sette femmine, li aveva avuti da Anfìone che era un mortale, ma suonava la lira e cantava come fosse un dio.

 

 

 

 

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