Atteone e la verità disvelata

Lezione performance di Sista Bramini e Camilla Dell’Agnola 

La Sapienza Università di Roma, Corso di Laurea in Psicologia, aula 1, ore 8.30: entra in scena O Thiasos TeatroNatura. Nonostante l’orario mattutino venerdì scorso 15 febbraio, l’aula si è riempita, la cattedra si è trasforma in un minuscolo palco e più di cento studenti hanno partecipano alla lezione perfomance “Atteone e la verità disvelata.

 

 

Dopo l’affabulante narrazione di Sista Bramini che ha interpretato un mito classico tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, accompagnata dalla viola e dai canti di Camilla Dell’Agnola, gli studenti iscritti all’insegnamento di Antropologia Culturale del prof. Vincenzo Padiglione hanno dialogato con le attrici intrecciando domande e impressioni sulla performance. Il professore ha ricordato come il linguaggio mitico ci “abitui a un guardare diverso” e ha suggerito tre livelli di riflessione: intorno al racconto, ai contenuti della narrazione mitica e alla sua interpretazione; sulla poetica di O Thiasos Teatronatura, e quindi sulla scelta di un teatro speciale che si fa nella natura, in luoghi non teatrali; e infine sulla narrazione come strumento privilegiato per mettere in forma l’esperienza, fra contenuti e modalità sceniche.

“Se voi vedete vedo di più anch’io” – così  Sista Bramini ha sottolineato la capacità del pubblico di incidere sulla performance e rispondendo alle domande degli studenti ha apprezzato la loro attenzione. “La capacità di ascolto del pubblico” – ha detto- “influenza la narrazione e l’esecuzione musicale”. Poi ha spiegato le origini del suo teatro e la scelta di attingere preferibilmente al mito classico: ” il mito non è mai accaduto ma accade sempre… fa emergere con i suoi personaggi qualcosa di profondo, ci fa fare un passo indietro e ci insegna a vedere il nostro mondo da un mondo di origini”.  Ha raccontato agli studenti l’incontro con Jerzj Grotowski e il Teatro delle Sorgenti durante un percorso personale iniziato presso la stessa università romana, dove ha studiato Storia del Teatro, e l’intensa esperienza della natura e del silenzio di quel primo approccio all’arte drammatica che nasceva da una ricerca di senso e di realtà, da domande radicali scaturite e approfondite nel “contatto con gli uccelli e gli alberi, che insegnano a vedere le cose da un altro punto di vista, per vedere le cose di sempre in altro modo”. Ha accennato al viaggio in Thailandia, a Bali, dal prof. Ferruccio Marotti, e alla permanenza per un certo periodo di tempo in questi luoghi “dove non esistevano negozi e luce elettrica e le persone camminavano in modo diverso, vedevano in modo diverso”. Da qui le domande: “Come camminiamo noi? Come vediamo noi?”. Basta conoscere l’attività teatrale di Sista Bramini e del suo gruppo O Thiasos TeatroNatura per comprendere quanto queste domande siano state esplorate successivamente in trent’anni di ricerca artistica fra arte drammatica e coscienza ecologica.

La scelta del teatro quindi come percorso artistico e personale, non razionale: un richiamo, l’esigenza di ritornare alla terra, alla casa originaria. Sista Bramini è arrivata al teatro per “fame di incontrare la natura, di vivere con i sensi, non con i surrogati, ma entrando in contatto vero con oikos”. Così nel suo primo spettacolo, tratto da Giorni Felici di Samuel Beckett,  ha raccontato di essersi “immersa fisicamente nella terra vera per indagare la relazione con la natura, nella natura”. Poi è nata l’idea di coinvolgere anche il pubblico proponendo spettacoli itineranti in luoghi naturali.
“Anche la composizione della musica è diversa se si è stati a contatto con il bosco” ha affermato Camilla Dell’Agnola, attrice, cantante, musicista e formatrice di teatronatura”.

“Era come se noi (gli studenti), durante la performance, fossimo le foglie… ” ha detto una studentessa emozionata, mentre il prof. Vezio Ruggeri, docente di Psicofisiologia Clinica presso la stessa Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza di Roma, presente alla lezione-performance e da sempre interessato alle Arti Terapie, ha approfittato per ringraziare O Thiasos: “soprattutto per esserci, per il suo essere strutturalmente polemico e in contrasto con la conoscenza del fare accademico, sempre più limitata al piano cognitivo… L’affabulazione ci sposta in un’altra dimensione di conoscenza, dove il sapere non è frammentato, ma è esperienza vissuta. Nella formazione dello psicologo manca l’esperienza… capire non è come vivere!”.

E’ intervenuta anche Maia Borelli, studiosa dello spettacolo contemporaneo in relazione ai nuovi media, che ha rievocato le sperimentazioni di teatro sociale di Giuliano Scabia e sottolineato “la potenza della parola che deriva dalla mitologia e ancor più della parola unita al gesto”.

Sista Bramini ha spiegato agli studenti, incuriositi dalla sua tecnica narrativa, come “corpo e parola, nel fare teatrale, siano uniti. Attraverso l’arte del narrare è possibile ritrovare la memoria del corpo… La vocazione a narrare accompagna da sempre l’essere umano e il racconto orale può rivelarsi una chiave interessante per comunicare le proprie esperienze e indagarne il senso… L’arte del narrare radica e incarna nel corpo del narratore la sua voce insieme a un mondo di suoni, ritmi e immagini, affinché chi ascolta possa percepire di fronte a sé e in sé, con gli occhi della mente e del corpo memoria, una scena viva e significante”.

Per Camilla Dell’Agnola “prima del gesto teatrale c’è l’impulso. L’arte dell’attore è anche una rinuncia: abbiamo delle resistenze  perché nella natura siamo abituati a sentirci centrali… il teatronatura di O Thiasos ci insegna a rinunciare a sentirci centrali… non si tratta di mostrarsi, bensì di esserci, per poter precipitare nel personaggio e nel flusso narrativo”.  

Catturati dal fascino della performance e dalle proposte di laboratorio di O Thiasos TeatroNatura gli studenti hanno continuato a dialogare con le attrici anche al termine della lezione . 

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